[vc_row][vc_column][vc_column_text css=””]Nel momento in cui viene studiato un soggetto sportivo è fondamentale distinguere il “cuore d’atleta” (cioè una condizione fisiologica e benigna) da altre alterazioni non più fisiologiche spesso evidenti anche nei soggetti sportivi. In questo contesto risulta un challenge particolarmente complicato per il medico eseguire questa distinzione per cui può anche rendersi necessario un periodo di decondizionamento fisico di alcuni mesi. Dopo tale periodo infatti le alterazioni del “cuore d’atleta” tendono a regredire, cosa che di solito non si verifica per le malattie cardiache.
Le patologie, anche silenti, dell’apparato cardiovascolare rappresentano la principale causa di morte improvvisa da sforzo ed incidono in maniera diversa a seconda dell’età dei soggetti.
Il rischio di infarto miocardico acuto – aritmie fatali – morte improvvisa, nel soggetto di età adulta od avanzata, è sensibilmente minore negli individui che, pur in presenza di fattori di rischio cardiovascolare:
1) Correggono i fattori di rischio correggibili: adeguato controllo della pressione arteriosa nei soggetti ipertesi, adeguato controllo dei lipidi plasmatici nei soggetti dislipidemici, cessazione dell’abitudine tabagica nei fumatori, controllo dietetico adeguato nei soggetti obesi nei diabetici prima di iniziare l’attività sportiva
2) Si allenano regolarmente e con moderazione, iniziando con attività fisica di livello basso o moderato, aumentandone gradualmente l’intensità della stessa, sulla base della risposta allo sforzo e dell’andamento clinico.
La probabilità che si verifichino eventi cardiovascolari durante esercizio fisico è invece più elevata in soggetti già affetti da cardiopatia, in età adulta od avanzata, sedentari e con fattori di rischio cardiovascolare non corretti, che iniziano a praticare attività fisica ad intensità elevate e sproporzionate per il loro grado di tolleranza cardiovascolare e fisica. Uno dei meccanismi attraverso cui l’esercizio fisico può favorire un evento cardiaco è la rottura di una placca aterosclerotica “vulnerabile” in seguito allo stress emodinamico. Questo evento che può innescare fenomeni trombotici (formazione di un coagulo di sangue che occlude la coronaria) e/o vasospastici.
Lo sforzo fisico è inoltre un fattore scatenante anche in soggetti affetti da patologia cardiaca non già diagnosticata (aortica, coronarica, miocardica, valvolare e “elettrica”).
Per spiegare questo fenomeno occorre ricordare i meccanismi alla base della morte improvvisa cardiovascolare: meccanico (quando si verifica un improvviso e grave deterioramento della funzione di pompa del cuore) ed elettrico (per aritmia). Il substrato di questi eventi può essere rappresentato da patologie congenite od acquisite.
Nel caso si verifichi una morte improvvisa non spiegata è quindi necessario il riscontro autoptico e l’analisi genetica.
Poiché infine una larga parte delle condizioni morbose a rischio di morte improvvisa sono rappresentate da malattie ereditarie, nel caso venga fatta diagnosi di una di tali malattie, è di fondamentale importanza sottoporre i familiari di primo grado del paziente ad adeguate indagini cardiologiche cliniche e strumentali per rassicurare i soggetti sani, identificare i portatori asintomatici della malattia ed adottare per essi tutte le misure preventive e terapeutiche più appropriate.
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